Ambiente e Rifiuti

Sulla Campania solo discorsi ideologici.

inceneritore di acerra

Sul tema inceneritori, in Campania, tutto si è ridotto a una prova di forza all’interno della maggioranza. A una questione politica, non ambientale.

Non si può lasciare il tema inceneritori e ambiente nelle mani di Di Maio e Salvini.

Il primo è un finto ambientalista (vedi Ilva per quanto scritto anche nel “contratto di governo”), il secondo non lo è mai stato.

Movimento 5 Stelle e Lega sono entrambi colpevoli di non aver impostato l’agenda politica – a parte la parentesi della grancassa elettorale – dal punto di vista dell’ambiente, della sostenibilità e della necessità di dare una svolta ambientalista all’Italia.

Nel “contratto” ci sono belle parole ma nessuna strategia a parte una serie di “no”, mentre nella finanziaria, come sempre, sul tema ci sono solo briciole.

Anche sul tema inceneritori, in Campania, tutto si è ridotto a una prova di forza all’interno della maggioranza, tra i due capibastone e i loro rispettivi seguaci.

La loro è una questione politica, non ambientale.

Sullo sfondo sono rimasti in silenzio la salvaguardia dell’ambiente, la salvaguardia della Campania e il piano di riorganizzazione dello smaltimento rifiuti nazionale, che il Pd ha affrontato con scarsa efficacia se penso allo Sblocca Italia di Renzi, che consente di spostare i rifiuti in ogni parte d’Italia, di aumentare le capacità degli inceneritori esistenti e di costruirne di nuovi, ma non dà ai Comuni gli strumenti per pensare a una politica di sistema e a lungo termine.

Quando siamo subentrati alla guida di #Parma la raccolta differenziata era al 49%. Oggi è all’80% ed è una delle migliori in Italia per dimensione, molte città italiane ed europee vengono da noi per studiarne il modello. Da noi a Parma, poi, la RIDUZIONE del consumo di suolo (chiamiamola cementificazione) è oggi prima in Italia. Noi lo definiamo consumo di suolo sotto zero.

Numeri, non parole.

Sulla Campania vedo discorsi ideologici da una e dall’altra parte: servono gli inceneritori, dice Salvini, non servono, dice Di Maio.

A Parma ne abbiamo uno che non è stato possibile chiudere, ma al tempo stesso abbiamo lavorato tanto per contenere la quantità di rifiuti urbani mandati a smaltimento aumentando la raccolta differenziata.

Ma va da sé: se l’80% di rifiuti viene smaltito c’è un 20% che non si smaltisce, e anche se arrivassimo al 90% come i piccoli Comuni, rimarrebbe sempre un 10% da smaltire.

A queste percentuali di mancato smaltimento bisogna porre rimedio nel tempo presente e, nel frattempo, lavorando a una politica di lungo periodo.

Poi va affrontato il tema dei rifiuti speciali – che non sono quelli pericolosi! -, ma semplicemente quelli che arrivano dalle lavorazioni industriali. Anche questa frazione conta milioni di tonnellate, di cui nessuno parla ma che vanno smaltite.

La battaglia per un modello circolare è appena iniziata, c’è chi l’affronta realmente e c’è chi parla.

Allora, prima di tutto, verità e pragmatismo:

Quel che sbagliano Salvini e Di Maio, in modo consapevole e patetico, è che il governo non può assolutamente discutere soltanto di Campania, sarebbe un grave errore: il tema non si affronta per compartimenti stagni, ovvero Regione per Regione, ma deve essere visto nel suo complesso.

Il tema è nazionale, non regionale. Le politiche tra Campania e le altre regioni devono essere integrate, non divise.

Faccio un esempio pratico: la regione Emilia Romagna, vista la virtuosità del nostro Comune, ci premia con un ritorno economico che reinvestiamo nella raccolta differenziata e nei servizi.

Ci sono invece città che hanno problemi strutturali con lo smaltimento dei rifiuti (vedi Roma), e quindi sono costrette a smaltire in altre regioni. Peccato che smaltire in altre regioni costi per legge poco di più. Ecco: per me deve costare molto di più! Serve penalizzare chi non è virtuoso e premiare chi lo è, e si impegna per esserlo.

Un problema sistemico non si risolve continuando a esportare rifiuti nelle città efficienti, ma lavorando al meglio per rendere efficiente la propria. Questo vale per tutte le città.
Allora chi è al governo deve prendersi un impegno, fuori da ogni ideologia e con numeri alla mano: mettere al centro dell’agenda politica lo sviluppo delle nostre città attraverso politiche di lungo termine, che puntino alla qualità ambientale e allo smaltimento virtuoso dei rifiuti.

E’un tema nazionale, e serve quindi una legge nazionale che renda equilibrati i carichi dei sistemi di smaltimento sulla base della produzione – è sufficiente guardare l’immagine per capirlo -, e che “obblighi” i Comuni e le Regioni a fare politiche virtuose e responsabili.

Chi dice no a tutto, non dice come affrontare il breve e medio periodo forse pensando siano problemi di altri. Serve superare prima le discariche e poi gli inceneritori: non a parole ma sulla base di riduzione della produzione, miglioramento nel riciclo (ci sono Comuni e Regioni ancora quasi a 0% e questo non è accettabile), e obbligo di utilizzo delle materie prime seconde, che adesso vengono bruciate perché non c’è richiesta sul mercato.

O iniziamo a guardare il problema in modo pragmatico e non ideologico, oppure saremo sempre in emergenza.

Oggi, Cinque Stelle e Lega lo affrontano discutendo Regione per Regione, senza considerare che l’Italia è una e indivisa.

In questo modo i discorsi non diventano pragmatici ma ideologici, e sono la morte del buon senso.

 

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